Alessandria d'Egitto. Siamo nella metà del IV secolo dopo cristo e cristiani, pagani ed ebrei riescono a convivere anche se in un equilibrio sempre più precario. La città é un rinomato centro per la ricerca scientifica ed é ricco di personaggi di comprovata intelligenza, tra i quali spicca Ipazia, filosofa e figlia a sua volta di un filosofo e geometra. La donna é molto affascinante e la sua cultura unita alla sua bellezza fanno perdere la testa al suo schiavo Davus ... " />
Alessandria d'Egitto. Siamo nella metà del IV secolo dopo cristo e cristiani, pagani ed ebrei riescono a convivere anche se in un equilibrio sempre più precario. La città é un rinomato centro per la ricerca scientifica ed é ricco di personaggi di comprovata intelligenza, tra i quali spicca Ipazia, filosofa e figlia a sua volta di un filosofo e geometra. La donna é molto affascinante e la sua cultura unita alla sua bellezza fanno perdere la testa al suo schiavo Davus, che dovrà scegliere tra la sua passione per la donna e la possibilità di diventare un uomo libero unendosi ai cristiani, che con la forza stanno cercando di prendere il controllo della città...
L’impero romano non è ancora completamente cristiano, anche se i decreti teodosiani avevano già impedito da qualche anno diversi culti da quelli di Pietro. Pagani e cristiani si fronteggiavano verbalmente ogni giorno, in un clima sempre più teso, fino all’ineluttabile fatto di sangue. Fu così che l’Agorà dove la filosofa, matematica e astronoma Ipazia insegnava ai più importanti giovani della città, venne distrutta in quanto archivio di testi blasfemi o meglio, non specificatamente cristiani. Fu l’inizio di un declino morale e intra-religioso che si allargò poi anche agli ebrei e che frantumò, dall’interno, l’unità stessa del potere romano.
Partire da un personaggio come Ipazia, una donna bella, ambita, ma comunque non sposata, che preferisce una morte da idealista, ad un battesimo di comodo che l’avrebbe resa cristiana tanto da salvare le apparenze, è un ottimo pretesto per parlare della storia della Chiesa cristiana. Nell’"Agorà" del titolo ebbe luogo uno dei fatti più emblematici per capire il potere che la religione esercita sui popoli e su come anche il più tollerante dei credi abbia cavalcato ignoranza e crudeltà. Amenábar sa bene tutto questo, e si preoccupa infatti più di costruire un film a tesi che ad ispezionare fino in fondo personaggi complicati e interessanti come potenzialmente sono Ipazia e i suoi allievi. La complicata discussione sul sistema terrestre, così come la continua ricerca del sapere in altri campi, risultano purtroppo elementi narrativi troppo deboli per riuscire ad entrare in empatia con la protagonista e i suoi pensieri. Rachel Weisz fa quello che può, ma Ipazia rimane un personaggio monodimensionale, continuamente concentrato sul problema di come girano i pianeti, fino all’illuminazione dall’alto che arriva poco prima dell’epilogo.